སྟོང་ཉིད་སྙིང་རྗེ་སྙིང་པོ་ཅན་།།
Come meditare sulla Compassione
Se qualcuno mi chiede come posso meditare sulla compassione per primo devo spiegare che la Compassione è una mente che desidera che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza e poi per far sorgere il desiderio che tutti siano liberi dalla sofferenza dobbiamo riflettere su cosa vuol dire sofferenze, che cosa è la sofferenza. (Primo insegnamento del Buddha – Sitatara )
Introduzione
Quando spieghiamo che cosa è la sofferenza è importante riflettere su chi è che sta soffrendo? se la sofferenza viene spiegata in modo generale sono parole senza potere, la sofferenza deve essere spiegata dal punto di vista dalla propria esperienza, la sofferenza della sofferenza secondo la propria esperienza, e lo stesso per la la sofferenza del cambiamento e la sofferenza che pervade, la sofferenza di nascita, malattia, vecchiaia e morte, la sofferenza dell’ignoranza, la sofferenza di essere sopraffatto dal karma e dalle afflizioni e così via. Soffriamo vita dopo vita, in passato abbiamo avuto infinite sofferenze ed adesso sperimentiamo sofferenza, nel futuro soffriremo e finché non troviamo un modo per liberarci dalla sofferenza noi continueremo a soffrire come prima.
Quello che sto cercando di dire è che prima di meditare sulla compassione dobbiamo meditare sulla rinuncia, non c’è alcuna compassione per gli altri senza la rinuncia per se stessi. La rinuncia è la mente che vede se stesso sperimentare tutti i tipi di sofferenza e desidera esserne libero, e sulla base di questo la compassione è la mente che vede che anche gli altri stanno sperimentando la stessa sofferenza nel Samsara e per questo desidera salvare tutti dalla sofferenza. Quando nasce nella mente spontaneamente il desiderio di liberare tutti gli esseri senzienti dalla sofferenza, questa è la Compassione.
Per esempio conoscendo la sofferenza che deriva da un gran mal di testa, uno pensa possa io essere libero dalla sofferenza del mal di testa, e quando è guarito uno pensa che non solo lui ma anche gli altri sperimentano la sofferenza dovuta al mal di testa e che possa io liberare tutti gli altri dalla sofferenza del mal di testa. Se non ho alcuna esperienza, se parlo di sofferenza del Samsara ma non ne abbiamo alcuna esperienza, come posso salvare gli altri dalla sofferenza? se ho molti problemi, voglio esserne libero al 100% e poiché gli altri hanno la stessa sofferenza, automaticamente sorge il desiderio di salvarli.
Come sorge il desiderio di salvare tutti gli esseri dalla sofferenza
Noi stessi sperimentiamo molte le sofferenze, ma come viene il desiderio di salvare tutti gli esseri senzienti da tutte le sofferenze? Quando io ho dei problemi, il desiderio di esserne libero viene automaticamente, ma questo desiderio di liberare se stessi dalla sofferenza come porta al desiderio di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza ? Questa è una domanda importante. Noi ci impegniamo duramente che risolvere i nostri problemi ma perché non facciamo lo stesso per gli altri e come sorge la mente della compassione che vuole liberare tutti gli esseri dalla sofferenza? Per rispondere chiaramente a questa domanda dobbiamo connetterci con la nostra esperienza.Sulla terra ci sono otto miliardi di esseri umani e tutti lavorano duro per cosa, per essere liberi dalla sofferenza e per essere felici. Tutti lavorano duro per se stessi, per essere liberi dalla sofferenza ed essere felici, ma quanti aiutano gli altri? Il motivo è la mancanza di compassione. Quando abbiamo la pratica della compassione automaticamente aiutiamo gli altri ma se non abbiamo la mente della compassione, la mente della cura, non importa quanta sofferenza l’altro può sperimentare, non sorgerà alcun desiderio di aiutarlo. Il motivo per cui non aiutiamo gli altri è perché non abbiamo la mente che si prende cura degli altri e per quale motivo questa mente non sorge, perché non consideriamo importanti gli altri. E perché non li consideriamo importanti, perché pensiamo che non sono la mia famiglia, non sono i miei vicini, non sono i miei amici e riassumendo il motivo per cui non aiutiamo gli altri è perché non li vediamo importanti per noi stessi.
Metodi per sviluppare la Compassione
Nel Buddhismo ci sono due metodi per sviluppare la compassione. Per esempio per alleviare la nostra sofferenza non abbiamo bisogno di consigli, noi ci impegniamo molto per questo, non c’è bisogno di andare il giro e dire alle persone che devono lavorare duro per essere felici e per essere liberi dalla sofferenza. E’ possibile che non trovano il modo per essere felici ma non c’è bisogno di dirgli che devono farlo. Anche il più piccolo insetto va a giro per cercare felicità e liberarsi dalla sofferenza e lo stesso noi esseri umani, non c’è bisogno di dirlo. Quando compiamo buone azioni lo facciamo per essere felici e anche quando compiamo azioni cattive o dannose lo facciamo perché vogliamo essere felici. Quindi qualsiasi azioni, buona o cattiva che sia, la compiamo per essere felici. Anche quando ci arrabbiamo o abbiamo attaccamento questo sorge perché vogliamo essere felici, non sappiamo che la rabbia è causa di sofferenza, che l’attaccamento è causa di sofferenza. Molte persone pensano che se ci sono attaccamento e rabbia questo sarà di aiuto per ottenere la felicità ed allo stesso modo rabbia ed attaccamento sono di aiuto per essere liberi dalla sofferenza.
Ma nel Dharma, il consiglio del Buddha è che rabbia ed attaccamento non sono di beneficio alcuno, sono totalmente negativi e dannosi. Se questo è vero o no sta a noi investigare, dobbiamo guardarlo nella nostra esperienza. Le afflizioni (rabbia, attaccamento, gelosia orgoglio etc.) sono come miele posto su una lama di un coltello, quando assaggiamo il miele, la prima sensazione che sperimentiamo è il sapore dolce e subito dopo sperimentiamo la ferita sulla nostra lingua, quindi quello che otteniamo è per l’1% una buona sensazione e per il 99% sofferenza. Un’ altro esempio è quello dei pesci dei fiumi o laghi che vengono catturati dai pescatori. Il pescatore per prendere i pesci mette un pò di pane o carne su un amo fatto ad uncino, c’è solo un pò di cibo sull’amo ma per averlo il pesce sacrifica la propria vita, ed questo è come la nostra felicità nel Samsara, tutte le nostre felicità. Comprendere tutto ciò è molto importante.
1_Meditare con le istruzioni in sette punti di 6 cause ed un effetto per generare Bodhicitta
Per avere la compassione che realmente sorge dal profondo del cuore per gli altri che ragionamento possiamo usare? per esempio prima penso “ io sarò libero dai problemi” e poi “libererò la mia famiglia dai problemi”. Abbiamo naturalmente la mente che pensa questo. Non c’è nessuno che quando ci sono problemi in famiglia non vuole aiutare. Quando sappiamo e vediamo che i nostri genitori hanno problemi sicuramente sorge la mente che vuole aiutarli e quindi qual’é il modo migliore nel buddhismo per far sorgere la compassione? pensare che tutti gli esseri senzienti siano nostra madre. Siamo nati un numero infinito di volte quindi tutti gli esseri senzienti sono stati i nostri genitori in una delle vite precedenti, e nell’essere stati i nostri genitori in una vita precedente sono stati premurosi come i genitori di questa vita. Le volte che siamo nati da un grembo sono maggiori del numero di tutte le particelle dell’universo ed ogni volta abbiamo avuto dei genitori, quindi abbiamo avuto un numero di genitori maggiore delle particelle dell’universo. Anche un nemico in questa vita è stato nostro genitore in una delle vite precedenti, lo stesso vale per un mio amico e per una persona per me neutrale, quindi non c’è un singolo essere senziente che possiamo dire non sia stato nostro genitore in una delle vite precedenti. Nel buddhismo sulla base delle vite precedenti e future affermiamo che tutti gli esseri senzienti sono stati nostri genitori e poiché sono stati nostri genitori sono stati estremamente premurosi e gentili come i genitori di questa vita, e pensando in questo modo abbiamo una ragione nel pensare che chiunque vediamo è stato mio genitore e quando riusciamo a vedere che tutti gli esseri sono stai i miei genitori non abbiamo alcun problema nel far sorgere la compassione.
Riassumendo quando pensiamo che tutti gli esseri senzienti sono stati nostri genitori quando vediamo qualcuno che sta affrontando dei problemi sorge automaticamente il desiderio di aiutarlo a risolverli. Pensando che tutti gli esseri senzienti sono stati i nostri genitori automaticamente sorge amore, automaticamente sorge cura e compassione. Il motivo per cui adesso non abbiamo compassione per tutti gli esseri senzienti è dato dal fatto che non vediamo tutti gli esseri come nostri genitori, questo è il motivo per cui è difficile per noi sviluppare la compassione, questo è il motivo per cui per noi è difficile praticare la pazienza, ma pensando che tutti sono stati nostri genitori e sono stati estremamente gentili ed amorevoli non avremo problemi nel provare compassione, amore, non sarà difficile meditare su Bodhicitta, essere generosi, avere un comportamento etico, sviluppare la pazienza, lavorare con gioia, non sarà difficile la pratica della meditazione concentrativa e sviluppare la saggezza perché tutti gli esseri sono stai nostri genitori.
2_Meditare equiparando e scambiando se stessi con gli altri
Ma riflettendo in questo modo una persona può pensare che è possibile che tutti gli esseri senzienti siano stati i miei genitori ma è anche possibile che non lo siano stati. Se uno ha questi dubbi non è necessario sforzarsi nel pensare che tutti sono stati i miei genitori e una persona che ha una buona intelligenza può pensare ad equiparare e scambiare se stesso con gli altri. Se gli esseri senzienti sono stati i miei genitori o no, non c’è differenza perché tutti come me vogliono essere felici e non vogliono soffrire. Il riflettere sul fatto che siamo tutti uguali nel volere la felicità e nel non voler soffrire, questo è il metodo di equiparare e scambiare se stessi con gli altri. Inoltre bisogna pensare ai difetti della mente egoistica, che pensa solo a sé e le qualità di una mente che si prende cura degli altri. Quando uno comprende fortemente le qualità della mente altruistica allora avviene non solo l’equipararsi ma anche lo scambiare se stessi con gli altri. Quando pensiamo a scambiare noi stessi con gli altri, non significa scambiare i nostri corpi ma significa cambiare il modo in cui pensiamo. Adesso noi, ogni giorno dal momento in cui ci svegliamo al mattino fino a quando andiamo a letto la sera e anche nei nostri sogni, pensiamo solo a noi stessi, vogliamo tutte le felicità per noi e vogliamo noi essere liberi da tutte le sofferenze. Ma una volta coltivata l’abitudine, possiamo fare l’opposto, possiamo praticare le virtù per il beneficio degli altri, pensare agli altri, parlare per gli altri, lavorare per gli altri, quando vediamo le qualità del prenderci cura degli altri tutto ciò verrà automaticamente.
Conlusioni
Questi sono i due metodi per sviluppare Bodhicitta nel continuum mentale. Per far sorgere Bodhicitta ci sono due metodi, uno è il metodo di meditare con “ le istruzioni in sette punti di 6 cause ed un effetto per generare Bodhicitta” e l’altro metodo è” meditare equiparando e scambiando se stessi con gli altri”. Se vogliamo veramente studiare, leggere un libro non è importante, quello che è importante è pensare, riflettere
Letture per approfondire;
Per il primo metodo ; IL Cuore del Buddha – Sitatara, Meditazione sull’ Amore e sulla Compassione – Sitatara, Il Canto della Gentilezza Amorevole – Sitatara
Per il secondo metodo; “La via del Bodhisattva” di Shantideva, capitolo 8 versi 90-187
La Via del Bodhisattva, il Bodhisattvacharyavatara ( Testo Radice ) – Chiara Luce Edizioni
Insegnamenti di Ven. Geshe Lobsang Choegyal Rinpoche a Dharamshala, India. Tradotti dal tibetano da Ben Shvuartz ed elaborati in italiano da Benedetta Francini.

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