La Pazienza 2.0

Ago 24, 2026

La Pazienza 2.0

Il tema di questo mese è quello della pazienza e vi propongo questo breve discorso di Lobsang Choegyal Rinpoche in risposta ad una domanda su cosa vuol dire praticare la pazienza, nella speranza che sia di beneficio buona lettura!

 

1_Cosa vuol dire praticare la Pazienza.

Quando parlo di praticare la pazienza vuol dire che la mente non viene disturbata, quando abbiamo dei problemi o una persona che considero un nemico ci fa del male, possiamo contrastare il nostro nemico, possiamo denunciarlo e portarlo davanti ad un giudice ma allo stesso tempo dovremmo rimanere con una mente che non è disturbata da tutto ciò.

Essere pazienti non vuol dire non contrastare un’altra persona, vuol dire non arrabbiarsi, avere una mente indisturbata, perché se la verità è dalla tua parte puoi denunciare l’altra persona ed usare la tua intelligenza. Praticare la pazienza non significa essere stupidi anzi la pazienza è la via delle persone intelligenti, perché se la mente è turbata perdiamo il controllo e se non abbiamo il controllo della mente come possiamo essere in pace. Quindi essere pazienti non vuol dire sopportare or prendere su di sé l’abuso dell’altro, praticare la pazienza è non arrabbiarsi, mantenere una mente indisturbata quando subiamo un torto e se la verità è dalla nostra parte uno può denunciare l’altro, uno può spiegare all’altro cosa ha fatto, questa è la pazienza. Non è sopportare qualsiasi abuso fatto da altri, se fosse così il pratica la pazienza avrebbe un sacco di lati negativi, in realtà se uno sa praticare la pazienza ottiene solo benefici perchè essere pazienti vuol dire mantenere una mente indisturbata, possedendo un grande coraggio ma allo stesso tempo una mente non turbata.

Per esempio se ci sono due persone che si scontrano, o che vanno davanti al giudice, se uno ha una mente disturbata, è arrabbiato, è molto probabile che perda in tribunale. Perché quando la mente è disturbata non si riesce a spiegare bene pur avendo ragione al cento per cento, ma se la mente è calma, non turbata, può spiegare tranquillamente le proprie ragioni.

In breve praticare la pazienza vuol dire che quando gli altri ci vogliono prevaricare non dobbiamo stare e non fare niente, ma dobbiamo mantenere una mente indisturbata, non arrabbiarsi e usare qualsiasi metodo per opporsi all’altro.

C’è una differenza fra il modo di pensare comune nel mondo e quello religioso. Per esempio una persona comune pensa che la rabbia sia un emozione, che è parte del nostro modo di essere, che non può essere eliminata, e che delle volte la rabbia può essere di beneficio. Questo è il modo comune di pensare. Nel mondo le persone pensano che rabbia, attaccamento etc. sono tutte emozioni e sono parte di quello che siamo.

 

2_L’esperienza del Buddha.

Il Buddha all’inizio era una persona come noi, e come noi si arrabbiava, aveva la sofferenza dell’ammalarsi, dell’invecchiare, aveva attaccamento, ignoranza, rabbia. Ma quando il Buddha ha osservato ed analizzato in profondità, ha visto che attaccamento, odio, gelosia, orgoglio, competitività, ignoranza, tutte queste non sono emozioni della nostra mente, ma sono radicate nell’ignoranza, sorgono da un abitudine. Per esempio a causa dell’ignoranza quando vediamo qualcosa di spiacevole o cattivo sorge rabbia,repulsione mentre vedendo qualcosa di attraente sorge attaccamento e per il potere di attaccamento e repulsione creiamo del karma od azioni e questo è la radice di tutti i nostri problemi.La radice di tutte le afflizioni, attaccamento, rabbia, gelosia etc., è l’ignoranza che è una mente errata, ingannevole, ma quando sviluppiamo la saggezza nel nostro continuum mentale siamo in grado di eliminare l’ignoranza e quando non c’è più ignoranza non c’è più rabbia, non c’è più attaccamento. 

Il Buddha comprese tutto ciò, per primo praticò e ottenne il calmo dimorare, shinè, poi meditò sulla vacuità e fece sorgere nel continuum mentale la saggezza che comprende la natura ultima di tutti i fenomeni e sulla base di tutto ciò il abbandonò l’ignoranza e le sue predisposizioni e diventò un Buddha. 

Dopo aver raggiunto lo stato di Buddha disse:

Con la meditazione ho compreso il modo di esistere che nessuna altra persona ha compreso. Ho compreso il significato profondo, il modo di esistere ultimo di tutti i fenomeni e per questo ho potuto eliminare completamente l’ignoranza, la rabbia, l’attaccamento. Ho potuto sradicare completamente le cause della sofferenza, ma se dovessi spiegarlo a qualcun altro penso che nessuno capirebbe.”

Nessuno capirebbe perché le persone vedono la rabbia, attaccamento, ignoranza etc. come qualità innate, come qualcosa che è parte della nostra mente, come qualcosa di inseparabile dalla nostra mente. Ma il Buddha stesso con la pratica è riuscito a sradicare tutto ciò, ad eliminare tutti i difetti della mente. Dopo questa esperienza per sette settimane il Buddha non disse una parola, non diede alcun insegnamento, Passate queste sette settimane c’erano al tempo cinque persone estremamente intelligenti che erano state maestri del Buddha ed avevano raggiunto alti livelli concentrazione, furono i suoi primi discepoli umani e furono chiamati “il gruppo dei cinque asceti”. Avendo questi un alto livello di concentrazione e grande intelligenza, Il Buddha gli diede questi insegnamenti:

Dobbiamo conoscere la sofferenza, che tutte le azioni negative sono causa di sofferenza e sono radicate in rabbia ed attaccamento che a sua volta derivano dall’ignoranza. Queste non sono caratteristiche della nostra mente, sono temporanee e vengono dal non sapere, possono essere eradicate sviluppando la conoscenza.

Ho conosciuto la sofferenza. Sono stato in grado di abbandonare le sue cause, il karma e le afflizioni, sono stato in grado di ottenere la vera cessazione chè è il completo abbandono di queste e per ottenere questo ho coltivato l’intero sentiero e facendo ciò sono stato capace di sradicare tutte le sofferenze e le loro cause”.

il Buddha condivise tutta la sua esperienza e questi cinque asceti praticarono come aveva insegnato loro e furono in grado di eradicare tutte le menti negative, di abbandonare completamente la rabbia, l’ignoranza raggiungendo lo stato di Arhat. Dopo questo molti seguirono il Buddha e praticando furono in grado di eliminare completamente la loro rabbia, attaccamento e ignoranza. Poichè ci furono tutte queste persone che ebbero tutte queste esperienze, questa divenne la pratica buddhista.

 

3_Conclusioni.

Conoscere la sofferenza per abbandonarne le sue cause, karma e afflizioni e sviluppare la saggezza. Per primo è necessario conoscere la sofferenza e poi abbandonare le cause della sofferenza, karma ed afflizioni. E’ possibile abbandonarle perché sono radicate nell’ignoranza e per farlo coltiviamo la saggezza. 

Tutto ciò non è soltanto una storia che andavano a dire a giro, ma il risultato di ciò che hanno praticato e di quello che hanno realizzato sulla base della pratica, nella realtà. Per esempio sua Santità il Dalai Lama dice lo stesso : “ Per molto tempo ho praticato il sentiero, ho meditato su Bodhicitta, sulla Vacuità e per me le afflizioni non sorgono più, non penso che possa arrabbiarmi. L’attaccamento non sorge e probabilmente non ho più afflizioni.”

Praticare il sentiero è molto importante e tutte le afflizioni come rabbia, attaccamento, gelosia etc, non sono caratteristiche della mente ma le vere caratteristiche della mente sono amore e compassione. Quando sviluppiamo amore, compassione e saggezza, questo è molto importante e porta immensa pace nella mente. Per comprendere bene tutto ciò dobbiamo meditare per molto, molto tempo, sviluppare la concentrazione, meditare sull’assenza di un Sé intrinsecamente esistente, meditare sull’amore e la compassione e una volta raggiunto un alto livello di realizzazione allora si può comprendere in base alla propria esperienza. 

 

Insegnamenti di Ven. Geshe Lobsang Choegyal Rinpoche a Dharamshala, India. Tradotti dal tibetano da Ben Shvuartz ed in italiano da Benedetta Francini.

 

Per Approfondire:

https://www.sitatara.it/la-pazienza/

https://www.laruotadeldharma.org/bodhisattvacharyavatara/  CAPITOLO 6

 

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